LA MUSICA DEI LIBRI

Vi sono tante canzoni ispirate ad opere letterarie. Il legame tra la musica e la letteratura è sempre esistito. Non c’è assolutamente niente di strano nel fatto che grandi libri vadano a finire, a volte, in grandi dischi. In fondo Euterpe, la musa della musica, era anche la protettrice della poesia lirica, quella più vicina ai sentimenti intimi ed alle fragili emozioni dei poeti. Eccovi, quindi, una playlist di 17 brani (perché io non sono scaramantico!), accompagnata dalle mie parole, nella quale il legame tra la musica e la letteratura è vivo e passionale.

1 – RAMBLE ON (Led Zeppelin)
Visto che ne sto scrivendo su Baranduin, non potevo che iniziare con questa canzone dei Led Zeppelin, contenuta nell’album “Led Zeppelin II” del 1969. Il riferimento è “Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien.
Nelle profondità più oscure e pericolose di Mordor c’è un fievole raggio di bellezza e di speranza; i suoi occhi nocciola, i suoi lunghi capelli castani, i suoi zigomi alti, sono l’appiglio a cui aggrapparsi. Ma il Male ed i suoi servitori sono perennemente in agguato, pronti a spegnere qualsiasi scintilla turbi il loro tetro e basso orizzonte; la ragazza è scomparsa, il Maligno si è insinuato tra noi, nella forma di quel miserabile Gollum, e l’ha portata via da me. Per sempre.

2 – MURDERS IN THE RUE MORGUE (Iron Maiden)
Il secondo album della vergine d’acciaio, “Killers”, del 1981, contiene un esplicito omaggio ad Edgar Allan Poe ed al suo racconto “I delitti della Rue Morgue”.
Vagavo per le strade di una città immensa, sconfinata, torbida, quando delle grida spaventose mi attirarono sulla scena di un delitto efferato e feroce. I corpi di due donne erano stretti nell’abbraccio fatale della morte; i loro resti massacrati; le loro viscere esposte; le loro nudità svelate. Una madre ed una figlia sacrificate alla follia di quel mostro di vicoli, strade e peccato. Ma… perché la gente mi fissa? Perché le mie mani sono sporche di sangue?

3 – SCENTLESS APPRENTICE (Nirvana)
Il terzo ed ultimo album della band di Kurt Cobain, “In Utero”, del 1993, contiene una canzone ispirata al romanzo “Il Profumo” di Patrick Suskind.
Nato senza alcun odore; una creatura ostile e desiderosa di affermare il suo potere; persino le balie avevano rifiutato di nutrirlo; avevano timore dei suoi impenetrabili e profumati segreti; avevano paura di quello sguardo orgoglioso che, ben presto, l’avrebbe condotto a pretendere di dominare e controllare il genere umano; l’avrebbe fatto attraverso un profumo di sua invenzione, un profumo che gli avrebbe permesso di fare suo il cuore di ogni uomo e di ogni donna avesse avuto la sfortuna di incrociare la sua strada.

4 – SYMPATHY FOR THE DEVIL (The Rolling Stones)
Prima traccia di “Beggars Banquet”, album del 1968; è ispirata al romanzo “Il maestro e la margherita” dello scrittore russo Mikhail Bulgakov.
Ho guardato, con grande devozione, i vostri re e le vostre regine combattere tra loro e poi morire. Ho visto interi popoli piegarsi e rinunciare alla propria dignità. Ho visto la Libertà soccombere, la Verità negare ogni evidenza, la Speranza cadere in ginocchio, il Coraggio spezzarsi. Ho visto imperi millenari crollare e la polvere ricoprire i loro stessi nomi. Io, miei cari, sono qui da tanto, tantissimo tempo. Sono il dubbio che si insinua nei vostri cuori; sono la paura che prende il controllo delle vostre menti; sono il dolore in cui, alla fine, annegherete. 

5 – VENUS IN FURS (The Velvet Underground)
Brano presente nell’album di esordio, “The Velvet Underground & Nico” del 1967, della band di Lou Reed. Trae spunto dal romanzo “Venere in pelliccia” di Leopold von Sacher-Masoch.
Nel mio sogno c’era una donna con addosso solamente una pelliccia. I martiri del desiderio sono i figli del dolore, del sacrificio, delle lacrime, della carne sfregiata. Le frustate, i corpi feriti, il sangue vivace che fuoriesce da queste lesioni brucianti, rappresentano l’unica strada possibile per comprendere che cos’è l’Amore. 

6 – ATROCITY EXHIBITION (Joy Division)
“Closer”, secondo ed ultimo album dei Joy Division del 1980, si apre con una canzone ispirata alla raccolta di novelle di J.G. Ballad “The Atrocity Exhibition”.
Manicomi che spalancano le loro porte al mondo. Così che la gente che si auto-definisce normale, la gente che dice di essere per bene, possa pagare per osservare i loro poveri corpi contorcersi. Quei poveri pazzi si trasformano nel pane quotidiano con cui sfamare un pubblico distratto, empio ed annoiato, un pubblico voglioso, stupido ed insensibile, capace soltanto di puntare il dito e di giudicare.

7 – WHITE RABBIT (Jefferson Airplane)
“Surrealistic Pillow”, album dei Jefferson Airplane del 1967, contiene un omaggio ai libri di Lewis Carroll sulle avventure di Alice nel celebre paese delle meraviglie.
Una pillola ti fa diventare più grande ed una ti rimpicciolisce, caro Bianconiglio. A te spetta la scelta. In fondo si tratta di alimentare i tuoi sogni; di allargare i confini del tuo spirito; di fuggire dagli ingranaggi di questo sistema; di  tentare di rispondere a quelle semplici domande alle quali una regina dispotica, con la testa tagliata, non sarà mai in grado di dare un senso.

8 – RED RIGHT HAND (Nick Cave & The Bad Seeds)
Canzone tratta dal disco “Let Love In” del 1994 ispirata al poema epico di John Milton “Il paradiso perduto”.
La mano destra è la mano rossa di Dio; è quella che si abbatte sugli angeli ribelli che preferiscono cadere nel fango, piuttosto che continuare a servire il proprio creatore. E se quegli antichi fuochi tornassero a divampare nel nostro mondo? Se la vendetta armasse nuovamente la mano rossa del Signore? C’è uno che si muove come uno spettro, tra periferie e bassifondi della città; può darti tutto quello che vuoi, soldi e macchine, donne e potere; può curare la tua anima rattrappita. Un tipo strano, come mai tiene sempre la sua mano destra nascosta sotto il pesante cappotto?

9 – SCHIZOPHRENIA (Sonic Youth)
Primo brano di “Sister”, album del 1987 dei Sonic Youth, è incentrato sulla vita e sulle opere visionarie dello scrittore Philip K. Dick.
Il mio vecchio amico, il Rumore, è scomparso. Ho trovato solo sua sorella, la Melodia, ed è completamente pazza. Continua a vaneggiare del fratello buono di Gesù Cristo, quello che non aveva mai avuto nulla a che fare con il peccato, con la salvezza, con la redenzione e con tutte quelle fottute ossessioni che dannano l’anima delle persone comuni, condannandole a vivere prigioniere della loro stessa schizofrenia. 

10 – THE GHOST OF TOM JOAD (Bruce Springsteen)
Brano ispirato al romanzo “Furore” di John Steinbeck a cui il boss dedica un intero album nel 1995: “The Ghost of Tom Joad”.
Esistono luoghi maledetti che odiano e disprezzano i loro stessi figli e gli portano via tutto. Divorano avidamente tutto quello che possediamo, si impossessano del nostro futuro e ci spingono a fuggire via, costringendoci ad un nuovo esodo verso la Terra Promessa. Oltre il deserto e le grandi montagne, oltre la fame e la sete, oltre la sofferenza e le malattie, oltre il passato ed i ricordi, oltre l’amore e la rabbia, oltre il destino e la morte. E la chiamano California.

11 – DESOLATION ROW (Bob Dylan)
Ultima canzone di “Highway 61 Revisited”, album del 1965, con cui Dylan omaggia il romanzo di Jack Kerouac “Angeli della desolazione”.
Abbiamo disperato bisogno di un luogo che sia solo nostro, un posto nel quale ritirarci e ritrovarci. Vuoi sapere come me la passo? Perché non lo chiedi a queste persone famose che s’affollano attorno a me e mi impediscono di pensare? Ho dimenticato il loro volto ed anche il loro nome; ho dimenticato persino il mio volto ed anche il mio nome. Nelle strade della disperazione i ricordi svaniscono e non so se le tue lettere arriveranno mai fin qui. 

12 – TENDER (Blur)
Nel 1999 i Blur pubblicano “13”, album che contiene questo brano dedicato al romanzo “Tenera è la notte” di Francis Scott Fritzgerald.
Alcune menti partoriscono demoni che poi si divertono ad andare in giro per il mondo e rovinare la vita alle persone più fragili ed indifese. Non conta quanto possa essere spaziosa, calda, comoda ed accoglienta la tua stanza; se sei solo, se non c’è nessuno al tuo fianco a tenerti compagnia, è difficile attraversare queste notti invernali.  

13 – 2 + 2 = 5 (Radiohead)
La canzone è tratta dall’album “Hail To The Thief” del 2003 e fa riferimento al romanzo “1984” di George Orwell.
Stupidi sognatori che pensano di poter cambiare il mondo; credono che le regole possano cambiare; è inutile che sprecate il fiato; è inutile che tentate di convincere della bontà delle vostre idee le persone comuni; è inutile che le invitate ad essere più attente, più diffidenti e più critiche verso il nostro governo. Il suo braccio, la psico-polizia, vi darà la caccia e non si fermerà, fino a che non ammetterete, come vuole la maggioranza, che 2 più 2 fa 5; è questa la verità.  

14 – KILLING AN ARAB (The Cure)
Canzone estratta dal primo album dei Cure del 1978, “Boys Don’t Cry”, trae spunto dal romanzo “Lo Straniero” di Alber Camus.
Sono vivo? O sono già morto? Sono la vittima oppure l’assassino? Perché non provo niente? Non sento tristezza, non sento dolore. Ho una pistola stretta in mano e fisso quest’uomo disteso sulla sabbia. Chi è? Sono io? Fisso il mare, le onde, l’orizzonte, il cielo, ma non provo nulla. Sono un estraneo senza alcuna empatia per ciò che mi circonda. E così anche voi. Ecco perché non potremo mai cambiare qualcosa, non potremo mai migliorare davvero le cose.  

15 – ROMEO AND JULIET (Dire Straits)
Un evidente omaggio alla tragedia di William Shakespeare per questo brano dei Dire Straits contenuto nell’album “Making Movies” del 1980.
Queste parole sono inutili e superflue. Non le ascolti. Fingi di prestare attenzione, ma non le ascolti. Ed allora esse non potranno mai aprire quelle porte che il tempo ha sbarrato; non potranno mai curare le nostre ferite. I due giovani, un uomo ed una donna, si allontanano; disperati, in balia del loro vuoto, cercano di padroneggiare invano queste futili esistenze, piene di aggeggi superflui di cui nessuno ha davvero bisogno.  

16 – THE END (The Doors)
Ultimo brano dell’album d’esordio della band di Jim Morrison, “The Doors” del 1967; tra le sue varie influenze letterarie c’è Sofocle con il suo “Edipo Re”.
Un assassino mascherato muove i suoi passi all’alba. Si muove lungo il corridoio; ad ogni passo un petalo cade. Ha deciso di sacrificare quel candido fiore per favorire il suo passaggio, per abbandonare definitivamente la spensieratezza della sua gioventù ed affrontare la vita, con le sue colpe, i suoi peccati, le sue promesse mancate, le sue finte ribellioni, le sue rese senza condizioni. 

17 – THE CALL OF KTULU (Metallica)
La mia playlist letteraria è chiusa da un brano strumentale tratto dal disco dei Metallica del 1984, “Ride The Lighting”; la canzone è ispirata a “Il richiamo di Cthulhu” di Howard Phillips Lovecraft.
Quando i Grandi Antichi riprenderanno il loro posto sul trono del mondo, il tempo avrà fine. Il passato sarà il futuro; il futuro sarà il passato. Un enorme buco nero dominerà il cielo; la terra piangerà i suoi figli; non ci sarà più alcuna salvezza; le ombre dei veri sacerdoti diventeranno legge e reclameranno la carne ed il sangue. Così chiede Ktulu e così sarà fatto.