LETTERA n.4

Mia amata,
amata è la pietra nera a terra che prende il passo, che perde il calore, che è la strada segnata dal tempo che cambia.
Cambia la stagione e cambio io, rimando tutto pensando di ritrovarlo alla fine in una povera illusione che si rivelerà per quello che è, si rivelerà falsa.
Falsa è l’idea di una città anomala governata da regole che non sono degli altri e che stanno in qualcosa che assomiglia alle vene blu sotto la pelle.
Pelle di rughe e cicatrici, tagli e buchi, e peli che non vedi; pelle che vista dall’alto sembra superficie liscia e lineare ma, mia amata, scendi a vedere e ti accorgerai che le rughe sono strade, le cicatrici sono di storie amare, i tagli dei coltelli e i buchi hanno la dimensione dei proiettili, i peli sono quelli di una barba che non ricordo neanche più quanti ne ha di anni.
Anni bruciati in fretta come si brucia e si consuma il corpo, mio e della città; il mio corpo è la città, sono io il corpo della città.