FIUMI DI PIETRA

"Fiumi di pietra" (2018) di Carla Merone (tecnica mista: cucito e pittura)


Scegliamo tra molteplici strade e molteplici direzioni, credendo che alcune siano buone ed altre cattive. Ma in realtà le strade se ne fregano di come vengono definite dagli uomini, non hanno alcun aggettivo, non hanno alcun nome. Siamo noi a darglieli.

Siamo noi a scegliere.

Scegliamo per istinto oppure in maniera deliberata, perseguendo quelli che sono i nostri interessi personali; ci comportiamo come lupi o come agnelli, come volpi o come corvi; ci lasciamo influenzare dall’orgoglio e dalla passione, dalla rabbia e dall’amore; possiamo indossare, ogni giorno, una maschera diversa oppure forzarci ad andare in giro sempre con la nostra faccia; possiamo persino decidere di non scegliere alcuna strada, preferendo che altri scelgano per noi, così da auto-assolverci da qualsiasi peccato e distribuire, a nostro piacimento, tra coloro che ci sono accanto, le colpe che non riusciamo a sopportare.

Ma quando guarderemo dentro di noi, negli angoli più intimi della nostra coscienza, quando ci troveremo a fare i conti con la nostra fragilità, quando resteremo immobili e senza fiato dinanzi alle meraviglie del creato, l’unica strada che potremo percorrere sarà quella governata dal silenzio più profondo, dall’immensità del cielo terso, dalla natura aspra di un vulcano, mentre un fiore d’oro giallo cresce, esile ed indomito, tra le rocce laviche, incurante del sole cocente e del gelo della notte.

Lei, la “contenta dei deserti”, la profumata e solitaria ginestra diviene il simbolo e l’essenza della precaria condizione umana. L’uomo è una creatura debole e passeggera che spunta, improvvisamente, in questo immenso e selvaggio scenario selvatico e punta il suo sguardo indagatore verso l’alto, verso i misteri dell’universo, i segreti del tempo, il fuoco ardente delle stelle, le vorticose ombre di un buco nero.

Esistono infinite scelte ed infiniti mondi, ma tutti possono essere racchiusi nel bocciolo d’una ginestra, lassù, sulla schiena rude del Vesuvio, su quel fiume di pietra, al confine tra la forma e la sostanza, l’anima e la materia, la luce ed il buio.

Ecco la mia estate,
sono le ginestre perdute nei loro pensieri.
Cresciute tra la lava che si è fatta pietra,
solitarie e fragili, indomite e silenziose.

(Michele Brigante Sanseverino)

Carla Merone

Nata il 28 novembre 1984 nella provincia napoletana dove vive e lavora. Specializzata in pittura e grafica d’arte presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, ha approfondito l’utilizzo della pittura con altri materiali e l’utilizzo del ricamo in pittura. Attualmente lavora come costumista con la compagnia teatrale itinerante “The Play Group” insieme al regista Enzo Musicò presso il Teatro dei piccoli di Napoli; realizza progetti scolastici sul riciclo e la pittura; lavora per creare una sartoria del riciclo. Attualmente fa anche parte del Collettivo itinerante CchiùArt e del Collettivo Summa presso ‘O Vascio-room gallery di Somma Vesuviana (Na). 

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