LA VOLPE ED IL CORVO (versione remiscelata)

Il Corvo aveva solo due monete.
Comprò del vino rosso e dei fiori freschi, che la Volpe odorò avidamente. Era contenta per quei doni ed allora il Corvo, pensando di farle cosa gradita, continuò così ogni giorno.
Dopo un po’ di tempo la Volpe gli disse che aveva fame. Anzi, rincarando la dose, gli disse che la stava letteralmente facendo morire di fame.
Il Corvo ritornò immediatamente al mercato ed avendo le solite due monete, comprò del vino rosso e del pane caldo. La Volpe mangiò avidamente e continuò a mangiare ogni sera. Si saziò ed appesantì a tal punto da non riuscire più a dormire serenamente. Una notte, infatti, non riuscendo a prender sonno, svegliò anche il Corvo e gli disse che erano mesi che non riceveva più attenzioni, neppure un fiore fresco.
“Sei solo un ubriacone”, disse, “perché non ci sono più fiori per me?”
E lo disse con convinzione e naturalezza senza fare caso alle molliche di pane che le erano rimaste attaccate sul muso e neppure al fatto che il vino, che aveva avidamente bevuto, le aveva colorato di rosso le sue labbra morbide.
L’indomani, il Corvo, avendo solo due monete, decise di comprare del pane caldo e dei fiori freschi. Quando li portò a casa, la Volpe ne fu assai felice ed anche parecchio soddisfatta. E fu così anche il giorno dopo e quello dopo ancora e così via, per parecchi giorni a seguire.
“Perché non canti e balli più per me?”, esordì la Volpe in una gelida mattinata d’inverno.
“Quanto a me, non ho alcuna voglia di cantare e ballare per te”, continuò digrignando rabbiosamente i suoi candidi denti aguzzi.
“Mi annoio. Perché non c’è più vino in casa? Almeno, il vino mi era di conforto e compagnia! Dimmi, Corvo, dove l’hai nascosto?”
Fu così che il Corvo uscì di casa. Aveva con sé le solite due monete, ma questa volta non comprò nulla. Si sedette, da solo, davanti ad un tavolaccio di legno nella vecchia “Osteria dei buoni propositi e dei pessimi consigli” di padron Esopo ed ordinò due belle bottiglie di vino rosso.
Una era per sé ed una per la Volpe, se quella sprovveduta si fosse presentata all’osteria.
Non ci andò mai, era troppo presa ed impegnata a maledire i fiori freschi che non avrebbe più odorato e le fette di pane caldo che non avrebbe più assaporato. A chi le chiedeva conto si limitava semplicemente a dire che, in fondo, quei fiori non erano poi così freschi e profumati e quel pane non era poi così morbido e saporito.
Quanto alle due bottiglie di vino, non andarono di certo sprecate. Il vino, miei cari amici, non va mai sprecato.