SUL VIAGGIO INTRAPRESO DALLA FORMICA E DALLA CICALA

Il giorno che ci mettemmo in cammino, io e la Formica, era nuvoloso e fu anche un giorno particolarmente freddo per essere appena all’inizio dell’autunno. Ma il solo fatto di intraprendere un viaggio rendeva quella giornata splendida ai nostri occhi. Decidemmo, di comune accordo, di trovare una nuova strada; perché accontentarsi di un sentiero già battuto? Ne volevamo uno completamente nostro. Ciò che conta, in fondo, non è tanto la destinazione e neppure quando raggiungerla, come raggiungerla o perché andarci. Ciò che conta è il viaggio in sé.
Fu una buona idea, soprattutto all’inizio, perché il vento fu piacevole e soffiò alle nostre spalle, rendendo il cammino più semplice ed i nostri passi più leggeri. Quando, però, giunse l’inverno, il vento iniziò a soffiarci contro ed altrettanto fece la gelida pioggia, la grandine e persino la neve. Fu allora che la mia compagna iniziò a cambiare completamente il proprio atteggiamento e la propria filosofia di vita.
“Meglio i sentieri già battuti, quelli che conoscono i vecchi”, mi disse un giorno.
“Il viaggio in sé è del tutto inutile quando la meta non è stabilita e ben definita”, mi disse un’altra volta.
“Immaginare che possano esistere altre strade è pura fantasia, oltre ad essere un’idea da imbecilli”, esordì in una mattina particolarmente fredda di Dicembre.
“Stai spendendo i nostri risparmi in bagordi. E poi non sono neppure un granché le tue esibizioni, mia cara Cicala.”, fece rabbiosamente.
“Da oggi in poi farò quello che fanno tutte le altre Formiche, quello che facevano prima di me e quello che continueranno a fare dopo di me”, decise alla fine.
“Non sono tanto le tue zampe ad essere stanche o provate”, le risposi, mentre si preparava a ritornare al suo formicaio ed agli ordini della sua triste, vecchia e scontrosa regina. “Si tratta del tuo cuore da Formica”, continuai, “non badare alle tue antiche e sorpassate abitudini, ai sermoni di tutte quelle maestre onniscienti ed ai loro ipocriti discorsi sul dovere e sulla casa. Queste tue maestre hanno mai ascoltato il suono della voce della notte, le risate liberatorie di un povero diavolo o le parole che sussurra la luna ai vagabondi ed ai cani randagi? Hanno mai visto il vino rosso guarire le ferite più dolorose? Credimi, o Formica, perché, se mi credi, un bel giorno, sono sicuro, ti spunteranno le ali!”
“Che stupidaggine è mai questa”, mi sorrise beffarda la mia ex-compagna di viaggio, “tutti, anche i più incauti, i più sprovveduti ed i più stolti, come te, sanno perfettamente che non sono mai esistite, non esistono e non esisteranno mai Formiche con le ali.”

Le Formiche non hanno ali e non possono volare, vero?