NELLA STAGIONE DEL BIANCOSPINO, FABRIZIO DE ANDRE’

11 Gennaio 1999 – 11 Gennaio 2019

IL CANTICO DEI DROGATI (1)
Dentro di noi si agitano fantasmi che si divertono a torturarci; ci fanno credere che il nostro destino sia già stato deciso e che quindi ogni nostra azione o scelta sia del tutto inutile. Tanto vale, allora, rifugiarsi in una bottiglia, in una siringa ed un laccio. In fondo, qual è il problema? Sarà Dio stesso ad assolverci. Magari è proprio lui che ci ha messo su questa strada. Per purificarci e salvarci.
L’unica salvezza possibile, invece, può essere solamente quella di affrontare i fantasmi che ci tormentano; dobbiamo riuscire a distinguere i nostri errori, ma, allo stesso tempo, dobbiamo poter difendere le nostre necessità ed i nostri sogni.
Come farlo?
Con le parole. Le parole costruiscono dialoghi; i dialoghi costruiscono reti; le reti ci permettono di muoverci ovunque, liberamente, in qualsiasi luogo dell’universo e ritrovare ciò che avevamo perduto.
Tu che sei aldilà del vetro; tu che sei aldilà dell’ago; tu che sei aldilà dello schermo di un pc o uno smartphone, adesso, cosa farai? Prestarai attenzione alle mie parole?

LA STAGIONE DEL TUO AMORE (2)
Nelle tempeste più violente, la poesia è il mio appiglio più saldo, la mia vera consolazione.
La Primavera è sempre stata la prima figlia, ma è anche la figlia più debole. E nella debolezza, si sa, è più facile che la cattiveria riesca a metter le sue disgraziate radici.
Non saranno mai radici forti e robuste; la cattiveria, prima o poi, seppellirà sè stessa. Ma il suo obiettivo è far sì che anche la prima figlia abbia la stessa sorte, una volta che l’ultima stagione sarà trascorsa e nessuno le terrà più testa.
L’assenza è un buco, figlia – sorella – amante – madre – moglie – prima – ultima – donna, è un buco attorno al quale non è detto tu debba necessariamente sprofondare, potresti persino pensare di iniziarci a costruire attorno qualcosa che possa andare oltre quella schiuma densa ai lati della tua bocca.

LA BALLATA DEL MICHE’ (3)
Le persone per bene, quelle che non amano rischiare mai nulla, non hanno mai mostrato simpatia per questa canzone e per Miché, perché loro, che si considerano creature del compromesso, detestano i gesti estremi. Preferiscono sopportare in silenzio, piuttosto che denunciare la propria insofferenza ed il proprio disappunto. Sono convinti che sia sempre preferibile nascondere la merda dietro la porta di casa o sotto il tappeto, giorno dopo giorno, anno dopo anno; sorridendo, nel frattempo, a chiunque incroci la loro strada o il loro sguardo. Ritengono sia un’idea folle ed assurda quella di riconquistare l’armonia e la serenità perdute, attraverso un atto così drammatico.
Michele è pazzo e come tale deve essere trattato, soprattutto dalla sua amata Marì.
Fabrizio narra di un atto d’amore disperato, di un delitto passionale e di un suicidio, ma dietro la sua semplice e triste storia, c’è molto di più.
C’è la volontà di essere sè stessi e non annullarsi sotto il peso delle regole imposte dalla nostra società moralista e perbenista; c’è la voglia di amare al di fuori degli schemi, sterili ed immobili, imposti all’uomo ed alla donna dai loro prefissati ruoli secolari; c’è il tentativo di riconquistare, con un gesto estremo e con il rischio di perdere tutto, la propria normalità e la spontanietà dei propri sentimenti.

IL SOGNO DI MARIA (4)
A volte una carezza può valere più di tutti i discorsi del mondo. Le nostre stesse parole possono apparirci strane e confuse, si mescolano continuamente ai nostri sogni o a quello che crediamo siano i nostri sogni.
La gente, intanto, è sempre pronta ad elargire i suoi giudizi gratuiti e sprezzanti; i sacerdoti e gli uomini devoti sono sempre pronti a richiamare al rispetto delle loro leggi precostituite; sempreché non si tratti di loro, dei loro amici o delle persone che stanno loro a cuore.
Ma è difficile, con questo vocio ostile, spiegarsi; dare forza alle proprie ragioni, soprattutto quando ogni tua singola parola diventa un macigno pesante; quando ogni tua lacrima viene trasformata in una ammissione di colpa; quando ogni sguardo altrui è un chiaro ed evidente atto d’accusa.
Quando il mondo sta per crollarti addosso, una carezza può essere la salvezza, il piccolo appiglio cui aggrapparsi per ricostruire la propia intimità.
Solo gli atti cortesi e gentili permetteranno a questo mondo di continuare ad esistere.

UN BLASFEMO (DIETRO OGNI BLASFEMO C’E’ UN GIARDINO INCANTATO) (5)
Ci vogliono convincere, con le buone o con le cattive, che vi sia un’unica parte giusta: la loro parte.
Ci vogliono somministrare un’unica verità: la loro verità.
Ci vogliono imporre un unico stile di vita: il loro stile.
Chiunque si ostini a camminare in qualsiasi altra direzione; chiunque si mostri insoddisfatto dei loro dogmi e dei loro assiomi; chiunque tenti di difendere le proprie scelte, va additato e condannato, gli deve esser fatta terra bruciata attorno.
Eccolo, dunque, il blasfemo, che insegue i suoi folli deliri, i suoi assurdi giardini incantati. Non dategli retta, si ostina a rifiutare l’unico Bene possibile, per mordere con avidità il frutto avvelenato del Male e perseguire le sue stolte idee e le sue strade sbagliate.
Che sia maltrattato, che sia umiliato, che sia disprezzato, che sia punito
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SOGNO NUMERO DUE (6)
Ci guardano, ci fissano, ci osservano, ci tengono continuamente sotto tiro, pronti a sputtanarci non appena non seguiamo il percorso precostituito. Pensiamo di poter decidere, di essere liberi nelle nostre decisioni, non ci rendiamo conto di esser stati già condannati da quei giudici che, fino a ieri, fino ad un secondo fa, erano i nostri amici, i nostri colleghi, i nostri familiari, i nostri compagni e le nostre compagne di viaggio. Prima ci hanno chiesto di scegliere ed una volta che abbiamo fatto la nostra scelta, hanno iniziato ad urlare accusandoci di aver tradito le nostre promesse per trasformarle negli atti d’accusa di un processo in cui è già tutto stabilito: siamo noi stessi la legge. Vogliamo essere assolti o condannati?

LA BALLATA DELL’AMORE CIECO (O DELLA VANITA’) (7)
Ora non ho più nulla, ti sei presa tutto. Compresa la mia vita. Eppure non sono mai stato così ricco.
Sono molto più ricco di chi si impadronisce di cose che non sono sue; sono molto più ricco di chi reclama cose su cui non ha alcun diritto; sono molto più ricco di chi cerca di appropriarsi, con ogni mezzo, di cose che non le spettano; sono molto più ricco di chi nasconde cose, per paura di doverle dividere con chi non ne ha abbastanza o addirittura non ne ha affatto.
Non ho più nulla, ti sei presa tutto. Compresa la mia vita. Eppure non sono mai stato così felice. 
Sono molto più felice di chi spaccia l’ipocrisia per finta gentilezza; sono molto più felice di chi veste di superbia e prepotenza la propria insoddisfazione; sono molto più felice di chi antepone il proprio orgoglio ad ogni atto d’amore; sono molto più felice di chi si copre di chili e chili d’oro, brillanti e falsi buonismi, perché sa benissimo che, per quanto si darà da fare, sotto non c’è nulla, eccetto il vuoto gelido delle sue vanità.

LA CATTIVA STRADA (8)
La cattiva strada è la strada del rifiuto e della diserzione, la strada che si oppone al sonno profondo del cuore e della ragione. Spesso ci fa comodo dormire ed essere acritici, voltarci dall’altro lato, fingere di non conoscere la verità, pur di giustificare i nostri torti e le nostre omissioni, pur di starcene caldi e tranquilli nelle nostre belle e comode casette, mentre tutto intorno il mondo sta andando in fiamme. La cattiva strada non è la strada degli eroi, nè quella dei profeti, dei giusti o di quelli che credono di agire nel nome di un Bene superiore. Non è nemmeno la strada dei pifferai o dei giocolieri, è una strada stretta e solitaria, arida e faticosa, ma è l’unica strada che può farci aprire davvero gli occhi. Mi auguro lo facciate, mi auguro tu lo faccia. Se non adesso, almeno quando le tensioni violente che rendono torbida la tua coscienza si esauriranno. E quando accadrà ci ritroveremo, ovviamente, sulla cattiva strada.