LA GAIA SCIENZA

Con mesta ironia
la tragedia continua,
la farsa che comprende l’ignominia,
stuoli di gabbiani famelici
roteano sui tetti scorticati
e dissacrano le illusioni di cenere.
I prigionieri guardano in alto
e proiettano i cieli tersi delle loro anime libere
verso una sfera di svogliata luce e di attesa.
L’ indefinito velo di Maia
che separa la certezza dalla apparenza :
Dioniso pulsa nel sottobosco dei facili appetiti
mentre Apollo si crogiola nei tramonti metafisici.
Intanto i malvagi vivono il presente senza faretra,
circondati di schiavi con lo scudiscio.
Fummo incatenati per le derive dei loro intrighi
e spaventati dalla leptospirosi,
dai pestilenziali collassi e dal timore dei morsi.
La fame di giustizia quella soltanto ci divorava gli organi:
la coerenza ci impose il sussiego dell’onestà
che irrigidisce il passo e spegne il sorriso
ma non il generoso errare tra le capanne
ed i fiori dei prati e la pacificazione arborea.
Così divenne un carcere l’umido lido
ed ogni disteso campo.
Ci sommersero di dubbi
cercando di porre inimicizia tra le nostre mani,
tra il nostro dire e il nostro sentire,
tra il miocardio e la corteccia cerebrale.
Infine esplose il silenzio:
imparammo a parlare con gli occhi
ed ad impetrare l’ oblio.
Mentre dentro la musica suona maestosa
ed Apollo si ristora tra azzurri delfini.
Edifica santuari interiori che sono ricordi di armonia,
echi inestinguibili
di sacri fuochi scoppiettanti.
La catarsi, la guarigione,
il canto muto del cigno

Dedicata a Nietzsche, Schopenhauer, Camus e Baudelaire